COS’E’ IL DIABETE

                                                                                                                     

Il diabete mellito (di solito chiamato semplicemente diabete) è una condizione patologica caratterizzata da un difetto nella capacità di metabolizzare i carboidrati, a causa dell’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas.

I carboidrati, come lo zucchero e l’amido, rappresentano per l’organismo una delle principali fonti di energia. Una volta ingeriti col cibo vengono scomposti dagli enzimi dell’apparato digerente in zuccheri semplici. Il loro assorbimento produce un innalzamento del livello di glucosio nel sangue; tale aumento stimola talune cellule del pancreas, le isole di Langerhans, a immettere nel sangue l’insulina, l’ormone che ne favorisce l’ingresso nelle cellule e il suo utilizzo come carburante.

Le isole di Langerhans sono deputate alla produzione di due diversi ormoni: l’insulina appunto e il glucagone. Entrambi influiscono sul livello di glucosio nel sangue: l’insulina serve ad abbassarlo, il glucagone ad aumentarlo. In condizioni normali, i valori della glicemia si aggirano intorno ai 70/100mg per 100 ml di sangue.
Nel diabete il cattivo funzionamento del pancreas comporta una mancanza di insulina che rende impossibile l’impiego di glucosio che genera, da un lato, il suo accumulo nel sangue (iperglicemia) e, dall’altro, la sua eliminazione attraverso le urine (glicosuria).

 

QUANTE FORME DI DIABETE ESISTONO?
Il diabete mellito tipo I si manifesta in maniera brusca con un rapido dimagrimento, emissione di grandi quantità di urina, sete intensa e marcata astenia (diminuzione della forza muscolare). A questi sintomi che sono causati dalla mancanza di insulina, possono associarsi spesso infezioni delle vie urinarie e dei genitali. Nei casi più gravi per fronteggiare alla mancanza di glucosio, l’organismo ricorre agli acidi grassi. In questo caso però vengono prodotte alcune sostanze, dette corpi chetonici, che provocano un aumento dannoso dell’acidità del sangue.

 

 

Il diabete mellito di tipo II presenta, invece, una sintomatologia molto più sfumata e colpisce generalmente persone ultraquarantenni, obesi, forti mangiatori. La diagnosi è spesso causale, in seguito a esami ematochimici di controllo o per l’insorgenza di sintomi caratteristici, come il prurito genitale o infezioni recidivanti. Questo tipo di diabete rappresenta circa il 90% dei casi della malattia nei paesi industrializzati.

 

Il diabete può essere, inoltre, di tipo gestazionale o di tipo insipido.
Quello di tipo gestazionale si manifesta durante lagravidanza e se non viene identificato e trattato può causare problemi gravi sia alla madre che al feto. Sono maggiormente a rischio le donne in sovrappeso e con un parente di primo grado affetto da questa patologia.


Quello di tipo insipido, invece, è poco frequente ed è dovuto alla mancata produzione da parte dell’ipofisi dell’ormone antidiuretico. E’ caratterizzato dall’escrezione di grosse quantità di urina e da un aumento della sete, con conseguente abbondante consumo di acqua, anche oltre tre litri al giorno.

 

Il diabete 3 colpisce i pazienti ai quali viene asportato chirurgicamente il pancreas per ragioni diverse che vanno dalla pancreatite cronica, alla presenza di tumori benigni oppure di cisti, e che quindi perdono le funzioni svolte dall'organo. La più importante è la regolazione del metabolismo degli zuccheri che dipende dalla produzione di ormoni come l'insulina e il glucagone. Le conseguenze per il paziente sono una peggiore qualità di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il coma ipoglicemico.

 

E' POSSIBILE DIAGNOSTICARE IL DIABETE?

Per diagnosticare il diabete può bastare il riscontro con gli esami di laboratorio di una glicemia a digiuno ripetutamente uguale o superiore a 140 mg/dl o di una glicemia ripetutamente pari o superiore a 200mg/dl in qualsiasi altro momento della giornata. C’è da dire però che in alcuni soggetti con ridotta tolleranza al glucosio è indispensabile l’esecuzione della curva da carico di glucosio.

 

GESTIRE IL DIABETE

Quanto ai farmaci, vanno assunti con regolarità e al momento giusto. Saltarli o prenderli nei modi e nei tempi sbagliati significa darla vinta al diabete. Tutte le persone con diabete è bene che imparino a controllarsi la glicemia: le misurazioni vanno fatte in momenti diversi della giornata secondo quanto consigliato dal medico, e vanno registrate e mostrate a chi cura il diabete. I controlli, poi, non vanno trascurati, altrimenti possono insorgere problemi, anche molto gravi: per tenere sotto controllo il diabete e le sue complicanze è bene controllare periodicamente esami di laboratorio (per esempio emoglobina glicata) e strumentali (per esempio elettrocardiogramma).

Quanto all'alimentazione, gli esperti sottolineano che non esistono alimenti vietati alla persona con diabete. I cibi e le bevande che contengono zucchero, ad esempio, possono far salire molto la glicemia, ma piccole quantità non sono tassativamente vietate. Per il buon compenso del diabete, poi, è bene tenere sotto controllo il peso corporeo, ma per rimanere (o ritrovare) il peso forma non serve adottare diete drastiche (o strane), impossibili da seguire per tutta la vita, spiegano dalla Sid: meglio seguire una dieta ragionevole che si basi su pochi accorgimenti da applicare con regolarità (un po' meno pasta, un po' meno pane, pesce e legumi come alternativa alla carne, poco formaggio e pochi salumi, molta verdura, frutta sempre, pochissimi dolci, un bicchiere di buon vino). Quanto all'attività fisica, ne basta poca, ma l'importante è che venga svolta tutti i giorni: camminare mezz'ora, un'ora, meglio se a passo un po' rapido (ma va bene anche piano: l'importante è muoversi).

 

UN LAVORO DI SQUADRA

Il diabete non può essere curato da un solo medico, ma richiede il lavoro di una grande squadra, e il capitano della squadra è la persona con il diabete. Anche se il capitano della squadra è la persona con diabete, da soli non si può vincere la partita: è bene quindi consultare spesso il medico di famiglia e il team diabetologico (medico, infermiere e dietista, ma può, a seconda dei casi, allargarsi ad altri specialisti). Tenendo presente che le visite dedicate al diabete, incluse quelle dal medico di famiglia, possono andare da un minimo di 3-4 a un massimo di 8-10 volte all’anno.

 

LA TERAPIA INSULINICA

Come noto, l’insulina è l’ormone prodotto dal pancreas indispensabile per la regolazione del metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine. Il diabete mellito può essere causato da un deficit assoluto di secrezione insulinica, o da una ridotta risposta all’azione dell’insulina a livello degli organi bersaglio (insulino-resistenza), o dalla combinazione dei due difetti. L'iperglicemia cronica del diabete può causare disfunzione di diversi organi come gli occhi (retina), il rene, il sistema nervoso centrale, autonomo e periferico, il cuore e le arterie (complicanze a lungo termine).

Le forme più comuni di diabete ricadono in tre categorie: il diabete di tipo 1 (DT1), il diabete di tipo 2 (DT2) e il diabete gestazionale. Esistono poi forme rare di diabete causate da difetti genetici che interessano l’attività dell’insulina o la capacità dell’organismo di secernerla.

Nella pratica clinica la terapia insulinica è il principale trattamento per il diabete di tipo 1, mentre può essere usata nel diabete di tipo 2 qualora il controllo della malattia non sia adeguato o possibile con la dieta e i farmaci antidiabetici orali.

L'insulina è prodotta con un processo semisintetico a partire dall’insulina suina oppure con un processo biosintetico, che si avvale della trascrizione di DNA ricombinante umano, inserito in colture batteriche di Escherichia coli. Gli analoghi dell’insulina umana sono stati ottenuti modificando la sequenza aminoacidica della molecola dell’insulina con tecniche di laboratorio specifiche.

L’insulina è inattivata a livello gastrointestinale da alcuni enzimi, per questo non può essere assunta per os, ma deve essere iniettata: per garantire un assorbimento costante del farmaco l’iniezione deve essere fatta per via sottocutanea.

In genere l’insulina viene somministrata sottocute:
- sull’addome a una distanza di almeno 2-3 centimetri dall’ombelico;
- nel braccio tra il gomito e la spalla sul lato esterno;
- sulle cosce nella parte anteriore o laterale;
- nei glutei (quadrante superiore).

Le preparazioni in commercio sono principalmente di 3 tipi:
- a breve durata d’azione (insulina solubile umana e analoghi dell’insulina umana lispro e aspart);
- a durata d’azione intermedia (insulina isofano umana NPH);
- a lunga durata d’azione (insulina zinco cristallina e analoghi dell’insulina umana glargine e detemir).
I diversi tipi di insulina hanno proprietà farmacologiche diverse.

L’insulina a breve durata d’azione (rapida o regolare) è utilizzata nella terapia quotidiana del diabete insulino dipendente (di tipo 1) e viene assunta prima dei pasti oppure in associazione con l’insulina a durata d’azione intermedia. La differenza tra insulina solubile umana e analoghi dell’insulina consiste in una cinetica di azione più fisiologica da parte degli analoghi che, rispetto all’insulina solubile, hanno un inizio più veloce, una durata d’azione più breve, migliorano il picco iperglicemico post prandiale e riducono gli episodi di ipoglicemia tardiva.

L’insulina a durata d’azione intermedia (insulina isofano NPH) ha effetto dopo circa 2 ore, con un picco tra le 4 e le 8 ore e una durata d’azione tra le 14 e le 16 ore. Di solito è somministrata 2 volte al giorno.

Le insuline a lunga durata d’azione hanno la caratteristica di rimanere in circolo anche più di 24 ore. Tra le insuline a lunga durata d’azione ci sono:
- l’insulina zinco cristallina;
- gli analoghi dell’insulina umana (glargine e detemir).
L’insulina zinco cristallina inizia l’effetto dopo 2-4 ore dalla somministrazione sottocutanea e ha un picco d’azione dopo circa 6-10 ore, esaurendosi dopo circa 16-30 ore. Queste insuline iniziano ad avere un effetto entro circa 2 ore dalla somministrazione e lo mantengono in modo quasi costante mimando la cinetica fisiologica di secrezione dell’insulina. Gli analoghi dell’insulina umana a lunga durata d’azione sono somministrati per via sottocutanea una o 2 volte al giorno e hanno il vantaggio di ridurre le escursioni in senso iper o ipoglicemico.

Le linee guida del National Institute for Clinical Excellence raccomandano di utilizzare l’insulina glargine nei soggetti con diabete di tipo 1 e di non somministrarla come trattamento di routine nei soggetti con diabete di tipo 2.

Il numero di somministrazioni e la frequenza delle iniezioni dipende da diversi fattoiri tra i quali:
- il tipo di insulina somministrata;
- il tipo di alimentazione della persona e la quantità di cibo assunto;
- lo stile di vita della persona e in particolare se pratica attività fisica e con quale frequenza.

Per la corretta conservazione dell’insulina è importante attenersi sempre alle indicazioni del produttore, in genere tuttavia i contenitori di insulina (flaconi e penne) vanno conservati in frigorifero. Si raccomanda però di togliere dal frigorifero l’insulina qualche ora prima della somministrazione per ridurre il rischio di irritazione locale.

Una alternativa che si sta diffondendo è la terapia iniettiva insulinica sottocutanea continuativa tramite micropompa o microinfusore(CSII).

Il microinfusore è una micropompa che somministra l’insulina tramite un catetere di lunghezza variabile (60-100 cm), che termina con un ago-cannula inserita nel sottocute, generalmente in regione addominale. Questo dispositivo è un sistema che infonde analoghi ad azione rapida dell’insulina con due modalità contemporanee, una continua (infusione basale) e una intermittente (bolo pre prandiale). Tutte le pompe oggi disponibili possono modulare la somministrazione abbinandola al meglio con il fabbisogno insulinico nelle differenti fasi giornaliere.

Un’altra tecnologia, attualmente non in commercio in Italia, che è stata valutata in letteratura scientifica è l’insulina per inalazione. Sono stati individuati 9 studi che ne suggeriscono l’efficacia: essa avrebbe la stessa capacità dell’insulina solubile nel controllo del glucosio nel sangue. Il disegno degli studi e la qualità metodologica non soddisfacente non permettono, però, di trarre conclusioni definitive. Occorrono studi controllati e randomizzati su ampi numeri di pazienti. Non sono stati individuati al momento effetti avversi particolari rispetto a quelli della via di somministrazione classica sebbene non sia ancora possibile valutare gli effetti di lungo periodo dell’inalazione a livello polmonare.

Va segnalato che i soggetti in terapia insulinica possono andare incontro a crisi ipoglicemiche con sintomi adrenergici (tremore, pallore, sudorazione e tachicardia) quando la concentrazione del glucosio è minore di 60 mg/dl (ipoglicemia lieve); se i valori di glicemia scendono ulteriormente (40-50 mg/dl – ipoglicemia di grado moderato) si manifestano sintomi neuroglicopenici dovuti allo scarso apporto di zucchero alle cellule cerebrali (cefalea, confusione, debolezza, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, visione confusa, sonnolenza, apatia e linguaggio disarticolato). Nei casi più gravi si può avere anche perdita di coscienza, convulsioni o coma, con l’impossibilità da parte del paziente di correggere autonomamente la crisi grave in cui si trova.

In caso di crisi ipoglicemica il malato deve sapere come comportarsi ovvero di assumere rapidamente carboidrati a rapido assorbimento.

Per evitare tale complicanza è utile controllare frequentemente la glicemia, aumentare l’apporto di carboidrati anche dopo l’attività fisica e diminuire la quantità di insulina intermedia serale.

In genere le iniezioni sottocutanee di insulina non hanno effetti negativi locali importanti. In alcuni casi nella sede di iniezione può verificarsi una lipodistrofia: condizione caratterizzata dalla riduzione del tessuto adiposo periferico degli arti talora accompagnata da alterazioni del metabolismo lipidico. Nei bambini invece è abbastanza comune la lipoipertrofia, cioè l’accumulo nodulare di tessuto adiposo sottocutaneo: fenomeno favorito dalla scarsa rotazione delle sedi di iniezione.

 

DISTURBI LEGATI AL DIABETE




I Piedi

Particolare attenzione deve essere dedicata ai piedi, "tallone d'Achille" della persona con diabete. Possono essere fonte di problemi molto grandi. Per questo bisogna avere molta cura dei piedi e se compaiono lesioni, anche minime, è bene rivolgersi subito a personale sanitario (medici, infermieri, podologi) con specifica competenza per questi problemi. Il 'fai da te' con i problemi dei piedi è pericolosissimo.

 

Le Neuropatie

Le neuropatie legate al diabete appartengono ai disturbi del sistema nervoso e portano a insensibilità, qualche volta dolore e debolezza nelle mani, nelle braccia, nelle gambe e nei piedi. Le neuropatie possono anche avere effetti sul sistema digerente, sul cuore e sugli organi sessuali.

Circa il 50 % delle persone con diabete mostrano danni al sistema nervoso, ma non tutti presentano sintomi fisici a questo riguardo. Le neuropatie sono più comuni nelle persone che hanno il diabete da almeno 25 anni, che sono sovrappeso, che tengono sotto controllo il livello di glucosio e che hanno la pressione alta. Il tipo più diffuso riguarda le neuropatie periferiche, che danneggiano le gambe e le braccia. Questo tipo di danno è riscontrabile in un’assenza di sensibilità nei piedi. Questo aumenta la probabilità di infortuni ai piedi, che, se non curati, possono portare all’amputazione.

 

Disturbi macrovascolari

Un alto livello di glucosio indurisce le arterie (arteriosclerosi), e questo può portare a un attacco di cuore, allì ictus o a problemi di circolazione nei piedi.

I disturbi legati al cuore sono le prime cause di morte legate al diabete. Gli adulti con diabete hanno tassi di morte legati al cuore da 2 a 4 volte superiori rispetto a coloro che non l’hanno. Anche il rischio di ictus è superiore di 2 a 4 volte.

 

Disturbi microvascolari

Un alto livello di glucosio nel sangue ispessisce le pareti capillari, rende il sangue più denso e può causare delle crepe nei vasi sanguigni più piccoli. Questi effetti, insieme, possono ridurre la circolazione del sangue verso la pelle, le braccia, le gambe e i piedi. Possono anche avere effetti sugli occhi, sui denti e suireni. Un flusso capillare di sangue ridotto può inoltre provocare macchie marroni sulle gambe.

Con un buon controllo del glucosio nel sangue, molti di questi disturbi possono essere ridotti. La priorità dovrebbe essere quella di raggiungere livelli di emoglobina glicata (HbA1c) uguali o inferiori al 7 %. La ricerca ha mostrato che per ogni punto percentuale in meno di HbA1c che si riesce a raggiungere, il rischio di attacco di cuore diminuisce del 14%, il rischio di disturbi microvascolari del 37% e il rischio di disturbi vascolari periferici del 43%. Ogni punto percentuale in meno nel livello di HbA1c riduce ulteriormente il rischio di complicazioni.

 

Retinopatia

La retinopatia è un disturbo piuttosto serio. Ci sono dei trattamenti per curare questo disturbo, e i più efficaci sono solitamente applicati durante le fasi iniziali della patologia. È importante recarsi annualmente dall’oculista per essere controllati sui due tipi di retinopatia: non-degenerativa e degenerativa.

La retinopatia non-degenerativa è una forma blanda di retinopatia che può portare a un leggero abbassamento della vista. Le anomalie sono limitate alla retina e interferiscono in modo grave con la vista solo se coinvolgono la macula (l’area della retina che ci consente una visione distinta e dettagliata). Prima la retinopatia è diagnosticata, più efficace è il trattamento. Se non viene curata, essa può evolvere nella forma degenerativa.

La retinopatia degenerativa è una patologia più seria, in cui i nuovi vasi sanguigni si estendono dentro e intorno alla retina. Essi sono sottili e fragili, possono rompersi facilmente e causare sanguinamento nel centro dell’occhio. Un disturbo serio di questo tipo può portare anche a un gonfiore della retina. In alcuni casi alla cecità.

 

Cataratta giovanile

Le persone con il diabete rischiano di sviluppare la cataratta prima rispetto alle persone non affette da tale patologia. La cataratta riguarda la perdita di trasparenza del cristallino dell’occhio, solitamente causata da un’ispessimento del tessuto. La luce non viene più messa a fuoco dalla retina e la vista appare offuscata. Questa situazione può essere risolta con la chirurgia, tramite la quale il cristallino viene rimosso e sostituito con uno artificiale in plastica.

 

Glaucoma

Le persone con il diabete rischiano di sviluppare il glaucoma prima rispetto alle persone non affette da tale patologia. Il glaucoma è una condizione causata dall’aumento della pressione nell’occhio che può, dopo un po’ di tempo, danneggiare il nervo ottico. Il primo sintomo del glaucoma è l’abbassamento della vista di lato. Il glaucoma può essere trattato da un oculista con speciali gocce che quotidianamente abbassano la pressione negli occhi. La chirurgia a laser è un’alternativa per ridurre la pressione oculare. È essenziale tenere sempre monitorata la pressione degli occhi, misurandola con l’aiuto del medico.

È buona cosa assicurarsi di compiere gli esami ogni anno e chiedere all’oculista di guardare dietro all’occhio, per vedere se ci sono segni di retinopatia, cataratta o glaucoma riconducibili al diabete.

 

I Denti

È bene recarsi dal dentista nel caso si avvertano alcuni di questi sintomi:

Gengive rosse, gonfie o dolenti

Sanguinamento delle gengive

Gengive che si staccano dai denti, facendoli sembrare più “lunghi”

Dondolamento o sensibilità ai denti

Alito cattivo

Sensazione di un morso differente

Scarso adattamento delle dentiere

Qui ci sono alcuni argomenti di cui è bene discutere con il proprio dentista:

Informare il dentista che si ha il diabete

Se il dentista riscontra un problema, prendersene cura immediatamente

Se si subiscono particolari interventi ai denti, chiedere al dentista se ci sono precauzioni da prendere per quanto riguarda i farmaci o i pasti

Per essere sicuri di mantenere in salute i propri denti e le proprie gengive:

Lavare i denti due volte al giorno e passare quotidianamente il filo interdentale - Usare il colluttorio anti-placca - Limitare il consumo di alimenti zuccherati e alcol - Non fumare - Andare dal dentista due volte l’anno

 

Problemi nella sessualità

Il sesso può essere una componente importante della vita adulta. A causa della natura stessa del diabete, ci sono un paio di cose di cui è importante essere a conoscenza.

negli uomini

Anche se avere il diabete non significa che si svilupperà automaticamente, gli uomini con il diabete sono ad alto rischio di essere affetti da disfunzione erettile - l'incapacità di avere o mantenere un'erezione abbastanza per avere un rapporto sessuale, nota anche come impotenza. Il problema è risolvibile, quindi è bene non ignorarlo. Parlate con il vostro medico e le cose si risolveranno.
La disfunzione erettile può essere causata da arterie, nervi o tessuto fibroso danneggiati, a causa di un cattivo controllo glicemico. Tuttavia, è importante ricordare che oltre a cause fisiche, l'impotenza può avere anche cause psicologiche, quali ansia, stress o depressione. Alcuni farmaci usati per controllare la pressione sanguigna o il colesterolo alto, o per trattare la depressione possono esserne responsabili. Anche il fumo, l’abuso dell’alcol o l’uso di droghe possono causare problemi di erezione.

È quindi importante parlare apertamente e francamente con il vostro medico per identificare la causa del problema e concordare il trattamento migliore. C’è una vasta gamma di trattamenti oggi disponibili che spaziano dai farmaci per via orale ai dispositivi medici, agli interventi chirurgici.
Il rischio di sviluppare complicanze erettili sarà notevolmente ridotto se i livelli di glucosio nel sangue, pressione arteriosa e colesterolo sono ben controllati.

nelle donne

Le donne con diabete possono soffrire di disturbi sessuali. Proprio come per gli uomini, i disturbi sessuali possono essere di natura fisica, psicologica o associati a farmaci. È quindi importante identificare la causa del problema per trovare il trattamento più appropriato, anche se le soluzioni per le donne con disturbi sessuali sono limitate.

Le difficoltà sessuali più frequenti tra le donne sono:

Riduzione o perdita del desiderio e del piacere: l'origine di questo problema è difficile da identificare con precisione, ma sembra essere coinvolta la neuropatia nella diminuzione della sensazione.

Dolore durante il coito: la restrizione del flusso di sangue alla vagina e il basso livello di estrogeni nelle donne con diabete possono influire sul processo di lubrificazione.

Uno scarso controllo glicemico può anche portare a infezioni vaginali che possono provocare dolore durante i rapporti sessuali. Attualmente non esistono farmaci specifici per il trattamento dei disturbi sessuali femminili, ma possono anche per loro essere prescritti dispositivi medicali.

 

SPORT E DIABETE

 

Precise regole comportamentali vanno osservate se il diabetico decide di praticare qualche particolare sport anche solo per svago. Occorre verificare innanzitutto l’eventuale presenza di complicanze croniche del diabete  o di patologie dell’apparato cardio-vascolare. Uno sport che comporti un certo dispendio energetico dovrà essere praticata almeno due ore dopo l’ultimo pasto e dovrà assolutamente essere preceduta da un controllo della glicemia e da un esame dell’urina con le apposite strisce.

 

Precauzioni

Uso di apposite suolette areate o di silica e gel e di calzini di poliestere o cotone-poliestere per tenere il piede asciutto e minimizzare i traumi

Bracciale di identificazione visibile durante l'esercizio

Adeguata idratazione prima dell'esercizio, durante e dopo.

Esercizi ad elevata resistenza con i pesi possono essere accettati in soggetti giovani, ma non in soggetti anziani o con lunga durata di diabete.

Programmi di training che utilizzino pesi lievi e con molte ripetizioni possono essere usati per mantenere o potenziare la forza nella maggior parte dei soggetti diabetici.

Durante l'esercizio fisico in condizioni fisiologiche si ha una caduta dei livelli di insulina, percui la dose di insulina necessaria a riposo può essere eccessiva durante l'esercizio determinando:

ridotta produzione epatica di glusio+aumentata utilizzazione del glucosio=ipoglicemia

L'esercizio fisico aumenta l'azione dell'insulina per diverse ore dopo l'esercizio con conseguente rischio prolungato di ipoglicemia.

Inoltre, l'assorbimento sottocutaneo di insulina può essere aumentato dall'esercizio se l'iniezione avviene in una zona coinvolta dall'attività muscolare. Pertanto risulta fondamentale monitorare la glicemia, prima durante e dopo l'esercizio;

identificare quando sia necessario ridurre la dose di insulina;

studiare la risposta glicemica a differenti condizioni di esercizio. Il rischio di ipoglicemia è più alto quando l'esercizio è praticato nel periodo post-prandiale (richiede una riduzione della dose di insulina o di ingestione dei carboidrati).

Il rischio di ipoglicemia è più basso quando l'esercizio è praticato lontano dai pasti quando i livelli di insulina sono bassi. L'attività fisica al pomeriggio o alla sera può comportare alla comparsa di ipoglicemia notturna.

Se possibile programmare l'attività fisica lontano dalle iniezioni di insulina.

Evitare l'esercizio fisico durante il picco di azione dell'insulina.

Ridurre la dose di insulina quando l'esercizio fisico è programmato.

Somministrare insulina in aeree non coinvolte dall'attività muscolare.

 

L’attività fisica andrebbe programmata, altrimenti occorre modificare l’apporto di carboidrati prima, durante e durante l’esercizio. L’apporto di carboidrati va comunque aumentato, per compensarne il maggior consumo, a seconda del tipo di sport: ad intensità moderata o di breve durata (nuoto, jogging, bicicletta, golf), ad intensità elevata o di lunga durata (calcio, tennis, basket, sci, pallavolo, ecc.).
Se l’esercizio si prolunga per più di 30-45 minuti, è necessario introdurre un nuovo supplemento ogni 30-45 minuti successivi.
Se, invece, lo sport viene svolto con una certa regolarità (2-3 volte la settimana) può anche essere opportuno modificare la terapia insulinica.

Attenzione: per evitare un aumentato assorbimento di insulina con conseguente ipoglicemia, non bisogna mai iniettarla in quelle zone del corpo che durante l’esercizio si muovono di più.

 

Diabetici non in terapia con insulina
Oltre ai controlli analoghi a quelli previsti per la terapia con insulina, se lo sport viene svolto con regolarità, è possibile anche dimezzare le dosi delle compresse che si assumono prima dell’attività stessa.
L’attenta sorveglianza dello stato del piede è molto importante per il diabetico per evitare spiacevoli complicanze a suo carico. La dieta del diabetico non prevede forti restrizioni ma in ogni caso è importante seguire una dieta ben equilibrata. Ecco alcuni utili consigli per mangiare e gustare i nostri piatti preferiti senza limitazioni.

 

Metodi di Cottura
Metodi di cottura consigliati: ai ferri, alla griglia, in forno, a vapore, a bagnomaria ed al cartoccio. Per i fritti usare olio di oliva oppure di semi, ma non superare i 180° di temperatura durante la cottura (niente fumo e l’olio non deve diventare scuro). I legumi e le verdure vanno cotti in pochissima acqua ed a recipiente chiuso per non disperdere il loro patrimonio vitaminico e minerale.

 

I condimenti
Per i condimenti sono da preferire i grassi di origine vegetale (olio di oliva o di semi).
Non è necessaria una particolare limitazione del sale, se non in presenza di ipertensione, nefropatie croniche o altre controindicazioni.
Per insaporire i cibi si possono usare particolari tipi di sale privo di sodio acquistabili in farmacia.
Tutte le spezie quali pepe, paprika, peperoncino, senape, noce moscata, cannella, zafferano, zenzero, semi di finocchio, timo, maggiorana, salvia, rosmarino, basilico, alloro, menta, possono essere usate come pure succo di limone, aceto, estratti di carni, estratti per brodo e dadi per brodo.

 

Le equivalenze

un cucchiaio da minestra contiene 20 g di burro equivalenti a 25 g di riso; un cucchiaio da caffè contiene 4 g di cacao amaro in polvere equivalenti a 8 g di zucchero; 1 fetta biscottata equivale a 2 cracker; 40 ml di caffè equivalenti a 125 ml di tè o a 250 ml di caffè-latte; 75 ml di aperitivo equivalgono a 150 ml di vino o a 180 ml di spumante.